Leggende dei Monti Sibillini

Leggende dei Monti Sibillini: Cecco d’Ascoli e le fate ballerine

Statua di Cecco d’Ascoli

Molte leggende, corrono per le gole dei Monti Sibillini rotolando di bocca in bocca fra gli immaginosi montanari dei due versanti. E sono di una piacevole immediatezza grazie proprio alle loro vistose incongruenze logiche e cronologiche.

Si dice che Cecco d’Ascoli prima ancora che le leggende si coagulassero compiutamente negli scritti, fosse salito su quei Monti, al Lago di Pilato, per consacrarvi il suo libro del comando e, armato di cotanto diabolico ordigno, fosse riuscito a catturare e a prosciugare nei pressi di Ussita, una sorgente salutifera. L’astrologo ascolano mando’ in bestia gli del luogo. Nel quattrocento soprattutto, le contrade sibilline di Ussita erano particolarmente felici per i negromanti, tanto che dovette intervenire l’autorità del Castello con pene severe contro “certi incantatori” vestiti da frate che si aggiravano per la valle dicendo di voler scoprire un tesoro nascosto sotto terra a mezzo di arti magiche e diaboliche. Cecco d’Ascoli, piu’ dotato di virtu’ magica che poetica, secondo la diceria del popolino, avrebbe compiuto un altro portentoso incantesimo quando, in una notte, chiamo’ all’esistenza di pietra un magnifico ponte. Un “ponte del diavolo”, si’ ma sempre un ponte !

Dunque, fin giu’ le valli arrivavano gli effetti demoniaci dell’antro e del lago. Anzi, non solo gli effetti, anche gli spiriti che li abitavano, perchè essi scendevano fino a Pretare, in soavissime forme di fate scintillanti, bramose di ballare con i giovani piu’ avvenenti del villaggio. Fino ad alcuni anni fa qualche vecchio del luogo ci giurava di averle viste, e chi, sa, magari di averci fatto qualche sgambetto a ritmo di “salterello”… Venivano, naturalmente, dalla “ Grotta delle Fate “, perchè, appunto erano…fate!

Scendevano anche a Castelluccio, a Foce, a Rocca per danzare con la fresca gioventu’ maschile nella notte, e solo nella notte, perchè se venivano sorprese nei villaggi dalle prime luci del giorno, erano dolori per tutte loro. Se ne ricordano quella volta che, colte dagli incipienti chiarori dell’alba a ballare sfrenatamente con i maschi di Castelluccio, dovettero svignarsela di tutta corsa su per il monte, come furie devastatrici: tanto che quella fascia di ghiaia che sega traversalmente il monte Vettore, fu originata proprio da quella loro rovinosa fuga. Ed è per questo che vien detta la “ strada delle fate “.

Correvano sull’ala rapida del vento, scalfendo la roccia con il loro piede di capra. Sissignori, di capra, perchè le diafane e agilissime ancelle della Sibilla si muovevano nelle danze come libellule poggiando proprio su piedi di capra, ben nascosti sotto i loro lunghi veli, che si aprivano a campana nel vortice frenetico del ballo.

E la gente diceva:

“ son pure belle queste fate

ma gli crocchian le gambe come le capre “.

Nessuno poteva immaginare che l’appendice pedestre di quei bellissimi corpi di donne fosse costituita da pezzi caprini. E quando a Foce un montanaro, sorpreso dallo scricchiolio dei piedi di un’incantevole fata ballerina, scopri’ al posto delle scarpette scintillanti alla Cenerentola due luridi zoccoletti di capra, inorridi’ e fu sul punto di gridareall’inganno diabolico. Ma la danzatrice infernale gli soffio’ sull’orecchio parole magiche:

” Tu non parlerai ! In cambio del tuo segreto avrai ricchezza a dismisura: ogni volta che porrai la mano in tasca, la ritrarrai fuori carica di monete d’oro ! ”

E fu proprio cosi’, per lungo tempo. Peccato che quel montanaro un giorno volle rivelare il segreto: fu un attimo, e tutto il denaro accumulato scomparve in un brivido di lampi infernali.

Tratto dal libro: Le leggende dei Monti Sibillini

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